lara vinca masini, l'ombra del mare

Maria Cristina Antonini ha sempre lavorato sull'astrazione pura, sull' analisi del colore, che rappresenta, per lei, il mezzo per organizzare lo spazio della sua pittura, che va dall'opera di grande dimensione al piccolissimo quadrato di cartoncino Arches, con brevi tratti di colore, che sembrano il tocco lieve di un dito, una sorta di impronta digitale che è anche l'impronta "visibile" di una sensibilità sottile, sempre sull'orlo di un crollo, ma anche, sempre, pronta a cogliere l'improvviso insorgere di una speranza nuova. Con questi piccoli dipinti Cristina realizza piccole serie, che significano alfabeti, calendari, ritratti… e che sono il suo modo di comunicare con gli altri, di esprimere amicizia, affetto, partecipazione, il suo modo di far sentire agli altri che è là, pronta ad ascoltare, ad aiutare, a partecipare.
I nuovi quadri, che Maria Cristina Antonini presenta in questa mostra, sembrano voler riprendere, con una sorta di colto e raffinato citazionismo, i modi di quella che, negli anni Sessanta, si definiva "pittura cromatica astratta", pittura "color field" (campo di colore), o anche "Post Painterly Abstraction" e "Monocrome Malarei", che si riportava, a sua volta, a Rothko, Louis, Newman, Reinhard, e proseguiva, poi, in quella che si poneva, negli anni Settanta, come "Pittura pittura", "Riflessione sulla pittura". I nomi erano quelli di Geiger, Girke, Leverett…Era questo il momento nel quale la pittura si dava come corrispettivo della Conceptual Art.

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alessandro vezzosi, schedule d'arte

Costruisce e prepara da sola le tele; in genere "disegna" la superficie bianca con sottilissimi fogli di carta di riso, che applica con amido e acqua; interviene poi con acquerelli e matite. Talvolta lavora invece sulla tela, direttamente, o sulla carta, sempre con acquerelli e matite.

postscriptum: L'evoluzione è anche in arte un concetto relativo, nel confronto fra parametri di giudizio e nozioni di progresso. Ma evidenti sono i progressivi affinamenti e le ragioni estetiche che, attraverso i secoli, hanno trasposto le "Astrazioni Fiorentine" del Romanico e del Rinascimento nella ricerca di segno/spazio/colore/luce ed in quella dei veli di pura sensibilità: con le evoluzioni riflessive di Pittura Analitica, Concretismo e Minimalismo, le materie primarie e l'impreziosirsi della carta "povera" nei fragili procedimenti di un'arte sempre più concettuale e psicanalitica.

Di un lirismo sensuale e del mare di Napoli, l'opera conserva un orizzonte virtuale, quasi un archetipo sommerso: nella coerenza di una ricerca d'assoluto che concede solo variazioni interne ad una partitura musicale. La pittura è come uno schermo mentale; come in iceberg di Hofstadter il suo significato può restare profondamente immerso sott'acqua: una parte emerge nella fisicità essenziale; l'altra è sottintesa come una quintessenza, che magari traspare ma non affiora.

Razionalmente i veli ineffabili increspano la superficie, la trama della materia sensibile; trattengono i gridi laceranti e sfibrati dell'armonia; tradiscono nel grigio l'emozione.

alessandro vezzosi 25.1.1989

schedule d'arte, razionale/sensibile, teatro di settignano, firenze e portofranco, livorno, 1989

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